Oggi Anita ha diciotto giorni, e lunedì Carl è tornato a lavoro dopo due utilissime e necessarie settimane di ferie. Senza di lui non so come avrei fatto, soprattutto la prima settimana.
Una volta a casa dall'ospedale, circa 48 ore dopo il parto, è cominciata la parte difficile.
Il problema maggiore è stato l'allattamento.
Anita si era attaccata subito al seno fin dalle sue prime ore di vita, e ha continuato a ciucciare con costanza e caparbietà...il problema era il dolore, che è iniziato a poco a poco per diventare insopportabile già dopo due giorni.
Ho chiesto consiglio alle ostetriche mentre ero ancora in ospedale, avevo l'impressione che lei non si attaccasse correttamente, ma ben tre di loro mi hanno rassicurato che Anita si attaccava benissimo e che dovevo tenere duro perchè era normale avere dolore all'inizio, e che sarebbe passato presto.
Però una volta a casa non è passato per niente, anzi. Ogni poppata era una tortura, mi mordevo le mani per non urlare (e per non spaventare Cesare), ma spesso non riuscivo a trattenere le lacrime e il dolore durava per tutto il tempo, senza diminuire mai. Ovviamente mi sono venute le ragadi, peggiorando la situazione.
Con Cesare non mi era successo niente del genere: lui aveva avuto difficoltà ad attaccarsi al seno quando eravamo ancora in ospedale, quindi le ostetriche mi avevano consigliato i paracapezzoli e con quelli tutto era andato liscio. Poi li avevo tolti dopo circa un mese, ma non avevo avuto nè dolore nè ragadi.
Invece ora stava andando tutto storto.
A questo si aggiungeva il fastidio dei punti e ovviamente il fattore Cesare: la tanto temuta reazione alla nascita della sorellina non si è fatta attendere. Alternava momenti di grandissimo amore, con baci e carezze, a momenti di follia con capricci spropositati e lagne interminabili. Ogni volta che lei piangeva di notte si svegliava e piangeva anche lui. Ha iniziato a svegliarsi due o tre volte a notte, a chiedere il biberon oppure di essere cambiato. Era elettrico, agitatissimo ed esplosivo. Lanciava gli oggetti, si buttava per terra, saltava e correva come un matto per tutti i nostri pochissimi metri quadri di casa.
Io avevo gli ormoni sballati, mi veniva da piangere per ogni cosa, mi sentivo in colpa verso Cesare e anche verso Anita, ero disperata per l'allattamento, sfinita per il dolore e per la stanchezza.
Per fortuna oltre a Carl c'è stata anche mia madre per tutta la settimana: ci ha aiutato con Cesare e anche con i pasti, dato che io non ero in grado di stare tanto in piedi a cucinare.
Poi piano piano le cose sono migliorate sotto tutti i punti di vista.
Decisivo è stato l'intervento di una consulente per l'allattamento che ho chiamato il sesto giorno, quando mi sono resa conto che da sola non ne sarei uscita. L'avevo conosciuta all'associazione dei genitori di cui facciamo parte da quando era piccolo Cesare, e dove spesso vengono invitati degli esperti a parlare su varie tematiche legate alla genitorialità.
Lei è venuta il giorno dopo, ha osservato il modo di Anita di attaccarsi al seno e ha confermato la mia idea che ci fosse qualcosa che non andava: forse per il flusso troppo forte di latte Anita tendeva a chiudere le labbra, che invece dovrebbero essere ben aperte "a ventosa" intorno al seno.
Mi ha dato dei consigli su come correggere questo problema: dovevo staccarla ogni volta che mi faceva male, passarle il capezzolo vicino al naso per farle aprire bene la bocca e solo a quel punto farla riattaccare.
Ero molto scettica, mi sembrava impossibile che una neonata di nemmeno una settimana potesse "imparare" una cosa del genere, invece incredibilmente, dopo un paio di giorni di faticosi tentativi il dolore ha iniziato a diminuire e Anita ora si attacca nel modo giusto.
L'allattamento è tornato un piacere e un grande motivo di orgoglio, come lo era stato con Cesare.
Non sarò mai abbastanza grata a questa donna per il suo aiuto, perchè se avessi continuato così probabilmente avrei rinunciato.
Anita sta crescendo tanto, mangia con soddisfazione e dorme parecchio (addosso a me o in fascia, ovviamente...da sola arriva giusto a dieci minuti!): mi sembra una bambina pacifica, per adesso, anche se ancora non ci conosciamo così bene..:)
Anche il Fratello Maggiore ha iniziato ad abituarsi alla presenza della sorellina.
Adesso quando lei piange mi dice sempre di darle il latte, ma è molto più tranquillo. Spesso chiede di prenderla in braccio, la accarezza e ripete tutto felice:"E' la mia sorellina vero? Tutta mia?" .
Quando è sulla sdraietta la vuole dondolare lui (per circa mezzo minuto, poi si stufa). Altre volte commenta che piange troppo, la chiama Trombetta e ride. Ovviamente siamo ancora in alto mare: si sveglia spesso di notte chiedendo il latte (ci siamo attrezzati con un thermos per non doverci alzare mille volte), fa ancora mille capricci, soprattutto la sera parte con un pianto inconsolabile finchè non ci mettiamo tutti e quattro a letto. Però lo vedo più sereno e più "lui", e credo che piano piano stiamo trovando una nuova normalità.
In effetti ho notato che questo è un periodo di grande crescita per Cesare, improvvisamente mi rendo conto che ha assunto comportamenti nuovi, che ha raggiunto nuove autonomie. Sul gioco, sul vestirsi o sul mangiare, ma anche nel rapportarsi a noi genitori: ci sfida a volte, vuole saggiare i limiti che gli poniamo, cerca di negoziare e controbattere a tutto, ha sempre la risposta pronta. E' molto faticoso, ma dobbiamo riuscire ad essere fermi in alcune cose, e comprensivi in altre. Non sempre ci riusciamo, a volte ci porta all'esasperazione e perdiamo la pazienza, la stanchezza per la nuova situazione certo non aiuta.
Però ce la faremo, tutti insieme.
Siamo una famiglia numerosa, adesso! :)